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I dolori tipici del corridore

Chi è senza dolore alzi per primo la mano. Parafrasando un noto passo evangelico si può sostenere che, nel praticare una qualsiasi disciplina sportiva di movimento, tutti hanno avuto o hanno a che fare con piccoli-grandi disturbi. Qualcuno potrebbe obiettare che questi si configurano come problemi prettamente medici e, per questo, un semplice allenatore (quale io sono) dovrebbe esimersi dal trattarli. Proverò a rimanere nel mio ambito, senza rimpinguare il già folto drappello dei gioiellieri esperti in agronomia, dei camionisti preparatissimi in meccanica quantistica, degli etimologisti docenti di metodologia dell’allenamento (e argomenti affini).

Le percezioni e i sistemi di difesa del nostro organismo

I sistemi di difesa hanno il compito di intercettare (risolvere) i problemi ed allarmare l’intero organismo, per indurlo a mobilitarsi per eliminare le cause di pericolo. Poggiare inavvertitamente una mano su una piastra incandescente o su un oggetto acuminato produce la stessa risposta riflessa: l’immediato ritiro dell’arto. Nel primo caso si salva la mano per effetto dei termocettori, nel secondo per merito dei meccanocettori. Guai se non avvertissimo la sensazione di dolore. Molte volte si porta a casa la pelle per merito di questo “fastidioso” meccanismo. Eppure, l’eccessivo uso di farmaci analgesici, induce a pensare che, ancora oggi, prevale l’idea di eliminare il sintomo invece di rimuovere la causa. Come se, per risolvere il problema della mancanza di benzina nel serbatoio della nostra auto, pensassimo di disattivare la spia della riserva!
Le percezioni possono essere “allenate”, nel senso che si adattano in modo più aderente alle reali necessità, modificando il grado di eccitabilità del recettore o decodificando i segnali in modo diverso. Alcuni messaggi vanno opportunamente interpretati, giacché possono fornire indicazioni non correlate con i nuovi comportamenti dell’uomo contemporaneo. La sensazione della fame, per esempio, si attiva precocemente, anche quando non vi è un particolare bisogno di alimentarsi (soprattutto di zuccheri e di grassi, in grado di depositarsi). L’invito a cibarsi proviene, essenzialmente, dalla concentrazione degli zuccheri nel sangue (glicemia) e dal grado di riempimento dello stomaco. Anticamente, l’uomo non era sicuro di disporre, quotidianamente, di una quantità adeguata di cibo e, per questo, ha consolidato la pulsione ad alimentarsi oltre ogni necessità momentanea pur di conservare una quota di energia per i periodi di carestia. L’incremento spropositato dell’obesità trova origine nella soddisfazione continua dello stimolo della fame e nella contemporanea riduzione del lavoro muscolare. Al contrario, la sensazione della sete è attivata quando la disidratazione raggiunge livelli importanti. Peccato che l’acqua sia l’unico elemento in grado di transitare attraverso tutte le membrane, sia alla base dei processi biologici, favorisca le reazioni chimiche, tenga puliti i filtri (rene, fegato), consenta la termoregolazione e l’omeostasi (equilibrio organico). Per le nostre attuali abitudini, in definitiva, l’organismo funzionerebbe meglio se si avvertisse meno fame e un po’ più sete. L’intervento della volontà e dell’intelligenza possono sopperire a tale inconveniente. Nel congegno sensoriale umano qualche “bug” è presente. Non tutte le situazioni di pericolo sono segnalate in modo tempestivo. Si pensi ai funghi velenosi, non particolarmente disgustosi al palato, oppure all’ossido di carbonio che satura l’emoglobina senza destare allarme (forma un composto stabile, la carbossiemoglobina), provocando la morte per asfissia.

Le informazioni di allarme durante l’esercizio fisico.

Molte informazioni di allarme si attivano quando si svolge attività fisica. Proviamo ad individuare le situazioni realmente serie (cui prestare la massima attenzione), quelle risolvibili con opportuni accorgimenti e quelle scaturite dalla fisiologica risposta all’allenamento (con le quali convivere).

La prima domanda da porsi è: il dolore è simmetrico (interessa, in egual misura, entrambi gli arti) o è presente da un solo lato? Tutte le sensazioni asimmetriche devono essere trattate con la massima attenzione poiché sono, potenzialmente, pericolose. A meno di episodi traumatici acuti (cadute, urti, incidenti vari), la pratica di una disciplina tipicamente simmetrica come la corsa non dovrebbe procurare traumatismi monolaterali. Quando accade si è, di certo, in presenza di uno squilibrio posturale e/o dinamico che va individuato e rimosso. Ai fattori prettamente meccanici, possono associarsi altre concause di natura alimentare (carenze, intolleranze), metabolica, batterica o virale (p.e. le malattie reumatiche).

I dolori più frequenti del corridore, cause e rimedi

Proviamo, invece, a “leggere” alcune situazioni di disagio bilaterale, generale o di un organo singolo, con le quali ogni corridore s’imbatte di frequente (quelle che seguono sono, per la maggior parte, indicazioni e considerazioni provenienti “dal campo”, con poche velleità di riconoscimenti scientifici, sperimentalmente documentabili).

– I muscoli sono indolenziti, anche al tatto. Si ha difficoltà a scendere le scale.
Si è svolto un allenamento inusuale (è da un a paio di mesi che non facevi uno squat?), con angoli di lavoro più chiusi e/o con maggiore velocità. Se il carico è stato moderato tutto ritorna nella norma dopo tre/cinque giorni. Altrimenti i dolori possono persistere anche per due settimane. Erroneamente, la causa di tale sintomatologia è attribuita all’accumulo di acido lattico. Si tratta, invece, di microfratture delle proteine muscolari per effetto delle sollecitazioni dell’esercizio. Nella maggior parte dei casi, con un accurato riscaldamento, si riacquista una discreta fluidità del movimento. L’allenamento può procedere regolarmente, con l’accortezza di modulare la progressività del carico con più accuratezza.

– All’inizio dell’allenamento o della gara, le gambe girano a meraviglia. Dopo un paio di chilometri, i muscoli estensori (quadricipite femorale) iniziano ad appesantirsi, aumenta l’affanno (dispnea) e non si riesce a mantenere la stessa velocità di corsa.
Esistono sufficienti indizi per ipotizzare uno stato di anemia da carenza di ferro (sideropenia). E’ consigliabile fare le analisi del sangue, diminuire (per quanto possibile) le fonti di stress (soprattutto nervoso e affettivo) compreso il carico complessivo dell’allenamento (specialmente quello ad alta intensità), controllare le abitudini alimentari.

– I polpacci (tricipite surale) sono dolenti e duri.
Si sono utilizzate le scarpe superleggere su strada o chiodate in pista, correndo alcune prove ad elevata velocità. Si è nella situazione di sollecitazione meccanica descritta precedentemente. E’ necessario prestare maggiore cura alle esercitazioni di sensibilizzazione e di rafforzamento del piede (andature, propriocezione, reattività,…) che vanno sempre inserite nel piano di allenamento.

– Corriamo da qualche minuto ed avvertiamo spasmi nella regione epatica (fegato), splenica (milza), pancreatica.
Sono organi particolarmente sollecitati dall’attività fisica. Tra le innumerevoli funzioni, fungono da depositi di glicogeno e di globuli rossi, richiamati in periferia dalla contrazione muscolare. Se, poi, l’allenamento inizia quando la digestione è incompleta, le possibilità di avvertire tali dolori aumentano. Non è escluso che gli spasmi provengano, anche, dal diaframma o da alcuni muscoli addominali. Ad ogni modo, non è il caso di preoccuparsi eccessivamente. Rallentate (sino a camminare), inspirate profondamente, esercitate con le mani una leggera pressione sulla parte dolente. Almeno tre volte a settimana fate dieci minuti di esercizi posturali, attivando i muscoli della catena dorsale.

Riconoscere e interpretare correttamente le proprie senzazioni

Molti atleti acquisiscono sicurezza se avvertono, durante la corsa quotidiana, sensazioni di facilità e leggerezza. La continua ricerca dello stato di grazia mal si concilia con i principi dell’allenamento ed è incompatibile con la fisiologia dell’adattamento. Bisogna, perciò, imparare a distinguere e a riconoscere le sensazioni che, se mal interpretate, potrebbero fornirci false informazioni. In teoria, se la programmazione è stata azzeccata, lo stato di benessere prima descritto dovrebbe comparire esattamente il giorno dell’evento importante.
Dimenticavo. L’intensità o la comparsa di un dolore, soprattutto in gara, dipende anche dagli avversari e dall’evoluzione della competizione: se si è superati e si perdono posizioni, spuntano dolori e fastidi da ogni angolo del corpo. Se, al contrario, si è in rimonta e si è in procinto di migliorare il primato personale, tutti i malesseri svaniscono per incanto, soffocati dalla gioia del meritato trionfo.

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Scritto da Piero_incalza / Author il Lug 28, 2020

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